Citazione:
Se la giustizia spettacolo colpisce il campione.
Il cortocircuito mediatico giudiziario colpisce i campioni del nostro calcio, e milioni di italiani hanno la possibilità di toccare con mano i guasti della giustizia spettacolo che, da sempre, l’Unione denuncia all’opinione pubblica. Di seguito il documento.
Documento
Se la giustizia spettacolo colpisce il campione.
Gli avvocati penalisti sanno quanto il dibattito modello “Bar Sport” nuoccia alla comprensione delle complesse questioni che ruotano intorno ai processi penali, ma per una volta lo sport viene utile per tornare sul tema della giustizia spettacolo.
Le dichiarazioni dei calciatori Buffon e Criscito hanno avuto il pregio di far arrivare a milioni di cittadini le domande che da anni poniamo, forti dell’esperienza di chi difende le persone e non la maglia della nazionale di calcio.
Adesso sono sulla bocca di tutti quesiti elementari quali “perché se uno viene interrogato ciò che dovrebbe restare segreto dopo 5 minuti è già di pubblico dominio?”; “per quale ragione l’imputato conosce gli sviluppi del suo processo dai giornali?”; “com’è possibile che le telecamere siano informate prima di arresti e perquisizioni da eseguire all’alba?”; “come mai l’avviso di garanzia, strumento che dovrebbe essere a tutela dell’imputato, viene trasformato in giudizio sommario di colpevolezza, idoneo a spezzare carriere?”. Per finire alla domanda più inquietante: “è un caso che all’indomani della reazione di Buffon siano filtrate notizie a suo carico, benché non indagato?”.
Il modus operandi che ha fatto reagire i calciatori, e che possiamo definire più scandaloso degli scandali che vuole scoprire, deve indurre tutti a recuperare il senso e l’importanza del segreto d’indagine; ossia quella cosa che negli ultimi anni si è abituati a trattare alla stregua di una censura antidemocratica che è legittimo – addirittura doveroso! – infrangere anche se farlo costituisce formalmente reato.
Occorre rammentare che il segreto è funzionale al sereno accertamento giudiziario; che il processo è governato da regole poste a tutela del diritto di difesa delle persone; che la pubblicità vanifica dette regole e, conseguentemente, i diritti; che il processo di piazza caratterizza le dittature e contraddice i principi fondamentali dello stato di diritto; che la presunzione di non colpevolezza, ed i connessi diritti di difesa, sono cardini fondamentali dello stato democratico.
Deve essere chiaro, anche a chi usa l’alibi del diritto di cronaca, che il processo penale e le sue regole non sono un peso che rallenta la democrazia, ma lo strumento con cui essa si afferma; e pertanto non si può sacrificarli al mito della “società di vetro”, di retrogusto Orwelliano; un mito che immancabilmente emerge nei momenti di debolezza della politica – colpevole o incolpevole che sia - per limitare la libertà dei cittadini.
Non è un caso che in questi giorni vadano prendendo piede le idee, professate da nuovi e vecchi predicatori, di processi pubblici, con un fiorire di discorsi ed interviste che evocano - nemmeno tanto indirettamente - i famigerati tribunali del popolo di altri tempi ed altri luoghi.
Ebbene, se qualcuno vuol farci scegliere tra Buffon e Vishinskij sappia che non avremo dubbi. E non per ragioni di tifo.
La Giunta
Roma, 1 giugno 2012
e ancora...
Citazione:
Secondo Agipronews dall’Ufficio scommesse dei Monopoli si sottolinea come “non si hanno informative circa comportamenti scorretti da parte del bookmaker e del titolare del punto vendita, ivi compresi quelli relativi all’antiriciclaggio, che obbliga il gestore al riconoscimento del giocatore che scommetta o incassi vincite per cifre superiori a mille euro”. In sostanza, se si volessero approfondire i dati registrati dal punto vendita, questi ultimi sarebbero a disposizione degli inquirenti per l’identificazione degli scommettitori. Il corner Lottomatica inoltre, secondo le analisi svolte a piazza Mastai, risulta specializzato nell’accettazione delle scommesse sugli sport minori, in particolare basket, hockey su ghiaccio e tennis. “E’ in ogni caso apprezzabile – aggiungono all’Ufficio scommesse di Aams – che magistratura e forze dell’ordine si dedichino al controllo della rete legale delle scommesse, laddove ogni puntata “sospetta” viene registrata e, eventualmente, segnalata alle federazioni e agli organi inquirenti. Non riscontriamo però analoga attenzione verso punti vendita non autorizzati massicciamente presenti sul territorio italiano e la cui attività è finita anche nel mirino di recenti trasmissioni televisive. Senza entrare in questioni etiche, è altamente apprezzabile il fatto che venga utilizzato il canale distributivo autorizzato, riconoscendone l’importanza del processo regolatorio a tutela dei giocatori, dell’Erario e delle società, italiane ed estere, che vogliono operare nel rispetto delle stringenti regole, da sportivi che amano divertirsi su sport o manifestazioni che non sono quelli per i quali indossano la maglia in campo”, conclude l’agenzia. (Ansa.it)